Raccolta Differenziata

7 ottobre 2009

Lo “yes” di Dublino e il “perhaps” dell’U.E

Filed under: Politica — pannonicus @ 15:41
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Per la seconda volta in due anni, alcuni milioni di elettori irlandesi sono stati chiamati a partecipare ad un referendum, che contribuirà a determinare il futuro dell’Unione europea con i suoi 500 milioni di cittadini.
Il primo ministro irlandese Brian Cowen era alla ricerca di un “sì” nel referendum tenutosi il 2 ottobre in Irlanda, per l’approvazione del Trattato di Lisbona.

Tale Trattato è considerato di fondamentale importanza per la politica europea, conscia del fatto che non era possibile subire un altra battuta d’arresto dopo il respingimento della Costituzione Europea da parte di Francia e Olanda nel 2005. Infatti il Trattato di Lisbona mira a regolare le operazioni dell’Unione europea e a creare il suo primo presidente a tempo pieno oltre ad un ministro della politica estera U.E.  Il patto deve essere accettato da tutti i 27 stati membri per entrare in vigore e tra i Paesi restanti rimangono solo la Repubblica Ceca e l’Irlanda appunto. I sostenitori del sì fecero leva sul fatto che l’Irlanda si trova in un periodo di recessione economica ed un ulteriore respingimento del Trattato avrebbe significato “disturbare” i Paesi vicini da cui dipende l’aiuto finanziario del Paese.

Inoltre bisognava considerare il rischio in questi casi di una identificazione tra la campagna pro-europeista del governo ed il suo operato, fattore che avrebbe potuto portare al voto di protesta per dare un forte segnale sul cattivo operato dell’esecutivo.
Le maggiori preoccupazioni circa una possibile perdita di sovranità da parte irlandese inoltre erano molto diffuse tra i sostenitori del “no”.
Infine, ma non meno importante c’era da considerare il fattore della scarsa informazione tra l’opinione pubblica riguardo il Trattato di Lisbona e quindi i sostenitori del “no” potevano far leva sull’ormai scontatissimo slogan del “non voto se non conosco”.
Inoltre l’esito del referendum irlandese avrebbe influenzato anche l’approvazione del Trattato da parte del presidente ceco Vaclav Klaus, spinto dai sostenitori del “no” del suo Paese a respingerla con l’accusa di violazione della sovranità nazionale. Il presidente ceco disse a proposito che avrebbe aspettatofino a dopo il voto irlandese per decidere.

È vero che il Trattato, pur lacunoso e frutto di compromessi non esaltanti, rappresenta un netto progresso rispetto alla paralisi istituzionale di questi ultimi anni. È vero che con le regole di Lisbona l’Europa potrà avere un presidente stabile e un «ministro degli Esteri». Ma d’altra parte è anche vero che il Trattato di Lisbona è anche un “sunto” della Costituzione Europea, quella stessa Costituzione bocciata da Francia e Olanda nel 2005, che in sostanza gira intorno a giochi di parole ma si rivela poi la stessa minestra.

Di sicuro la vittoria del “sì” irlandese mette a nudo le contraddizioni e le difficoltà che l’U.E si troverà ad affrontare dopo il raggiungimento di grandi traguardi come l’ euro, il mercato unico e Schengen. Escluse sorprese da parte ceca, ora l’Europa dovrà riuscire a trovare la miglior strada per giungere all’equilibrio istituzionale tanto agognato, in quanto molto utopico sulla carta. Staremo a vedere.

Europa

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