
Un saggio tra i tanti di Giampaolo Pansa che però ha suscitato vive proteste da parte della sinistra italiana (in particolar modo dall’ANPI) – racconta di esecuzioni e crimini compiuti da ex partigiani ed altri individui dopo il 25 aprile del 1945, quando oramai la guerra civile era ufficialmente lasciata dietro le spalle. Questo libro svela però come in verità la catena di odio e rivalità tra le diverse correnti partigiane portò all’uccisione indiscriminata di molti innocenti che, in alcuni casi senza colpa alcuna, furono legati al fascismo, ai suoi crimini, ai suoi gerarchi, come pure l’omicidio di partigiani non comunisti e giornalisti uccisi per il loro coraggio nel denunciare le violenze nel “triangolo della morte” (Bologna-Reggio Emilia-Ferrara). Il saggio deve essere considerato come un omaggio a questa poco conosciuta parte della storia italiana e ai suoi morti, oltre ad essere ovviamente una denuncia dell’anarchia che dominava l’Italia del secondo dopoguerra.